Il lavoratore in malattia qualora anticipi il rientro in attività per avvenuta guarigione è tenuto a richiedere una rettifica del certificato in corso, al fine di documentare correttamente il periodo di incapacità temporanea al lavoro, così come avviene quando lo stato di malattia viene prolungato.

E’ quanto precisa l’Inps nella circolare n. 79 del 2 maggio, sottolineando  che “la rettifica della data di fine prognosi, a fronte di una guarigione anticipata, rappresenta un adempimento obbligatorio da parte del lavoratore, sia nei confronti del datore di lavoro, ai fini della ripresa anticipata dell’attività lavorativa, sia nei confronti dell’Inps, considerato che, mediante la presentazione del certificato di malattia, viene avviata l’istruttoria per il riconoscimento della prestazione previdenziale senza necessità di presentare alcuna specifica domanda (ad eccezione di quanto previsto dal Decreto del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale 12 gennaio 2001 per i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui di cui all’art. 2 comma 26 della legge n. 335/1995)”. Pertanto, il certificato, per i lavoratori cui è garantita la tutela, assume, di fatto, il valore di domanda di prestazione”.

Al riguardo, l’Inps ribadisce che la citata inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica costituisce, oltre che una violazione della normativa vigente, anche una fattispecie di illecito disciplinare. Per prassi consolidata, ricorda l’Inps, nell’ipotesi di un prolungamento dello stato morboso, il lavoratore provvede a farsi rilasciare dal medico uno o più certificati di continuazione, solo a fronte dei quali è possibile, sul piano previdenziale, il riconoscimento, per l’ulteriore periodo di incapacità temporanea al lavoro, della tutela per malattia. Lo stesso modo di procedere deve valere nel caso di una guarigione anticipata.

Ne consegue che il dipendente assente per malattia, qualora intenda riprendere anticipatamente il lavoro rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante, potrà essere riammesso in servizio solo esibendo un certificato medico di rettifica della prognosi originariamente indicata. Rettifica che deve comunicata prima della ripresa anticipata dell’attività lavorativa e va richiesta allo stesso medico che ha redatto il certificato originario.

Nei casi in cui i certificati siano redatti, per causa di forza maggiore, in modalità cartacea, il lavoratore dovrà farsi rilasciare apposito certificato di fine prognosi che dovrà essere inviato immediatamente all’Inps e al datore di lavoro. In caso di inadempienza, l’Inps applicherà le sanzioni previste per le assenze ingiustificate.

L’Inps precisa che la sanzione sarà comminata al massimo fino al giorno precedente la ripresa dell’attività lavorativa, considerando tale ripresa come una dichiarazione “di fatto” della fine prognosi (avvenuta nella giornata immediatamente precedente) dell’evento certificato.