lunedì 19 novembre 2018.

Per le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Gestione separata Inps, parasubordinati e liberi professionisti, l'astensione obbligatoria per maternità non è più condizionata all’obbligo di interruzione effettiva dell’attività lavorativa. E' questo l'effetto della riformulazione dell'articolo 64 del Testo Unico della legge 151/2001 sulla tutela della maternità e paternità, entrato in vigore il 14 giugno 2017, per il quale l'Inps, a distanza di oltre un anno, ha emanato una circolare esplicativa sulle modalità di applicazione di questa novità (n. 109 del 16 novembre). Detta riforma si applica sia agli eventi “parto” sia alle adozioni o affidamenti preadottivi nazionali o internazionali.

Conseguentemente, questi lavoratori potranno continuare a percepire compensi nel periodo di corresponsione dell’indennità di maternità o paternità, senza rischiare di perdere l’indennità stessa, mentre dovranno comunque dimostrare di essere in possesso del requisito contributivo delle tre mensilità, dovute o versate, comprensive dell’aliquota maggiorata, nei dodici mesi antecedenti l’inizio del periodo indennizzabile.

Per quanto riguarda il congedo parentale, la circolare dell'Inps sottolinea il diritto al trattamento economico per un periodo massimo complessivo, per entrambi i genitori, pari a sei mesi fruibile entro i primi tre anni di vita o dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale. Tale periodo potrà essere fruito anche in misura frazionata a mesi o a giorni, secondo le regole di conteggio dei giorni, festivi e feriali, applicate ai lavoratori dipendenti.