Piccinini (Inca): la giustizia restituisce diritti, l'Inps li nega

E’ davvero paradossale, ma è così: per i lavoratori in part time ciclico verticale non resta che la via giudiziaria per vedersi riconoscere tutta l’anzianità contributiva inclusa quella relativa ai periodi di non lavoro. L’Inps insiste e resiste fino all’ultimo grado di giudizio per imporre una interpretazione restrittiva, che penalizza pesantemente chi non per scelta, ma per imposizione delle aziende, è costretto a pause di inattività, pur essendo titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. L’ultima di una lunga serie di sentenze è stata emessa dal Tribunale di Venezia il 27 marzo 2018 (n. 200), su un ricorso promosso da Inca e Cgil Veneto, in favore di una lavoratrice, addetta alle mense scolastiche del Comune di Spinea, alla quale l’Inps ha voluto conteggiare l’anzianità contributiva, ai fini della pensione, considerando solo i 9 mesi di lavoro effettivo in un anno, escludendo i 3 di pausa forzata dovuta alla chiusura delle scuole. Un danno che si è protratto a partire dal 1999, anno in cui è stata assunta, fino ad oggi, con una riduzione complessiva del numero dei contributi di 5 anni. E se non ci fosse stata questa sentenza, gli effetti si sarebbero prolungati nel tempo ritardando il raggiungimento del diritto alla pensione.

Fonte: Inca Nazionale 20.04.2018